Abstract
L‘omofobia, intesa come atteggiamento negativo e avversione verso omo-sessuali, lesbiche e transessuali, è un fenomeno molto diffuso in Italia come in altri paesi del mondo [1,2]. Infatti, sebbene nella società moderna esistono delle direttive legislative ed azioni sociali volte alla condanna e alla risolu-zione di questo problema, la discriminazione e il pregiudizio verso queste minoranze sessuali sono ancora molto frequenti. In Italia, negli ultimi anni numerosi episodi di violenza fisica sono stati riportati nelle notizie di cronaca e c‘è stato un ampio dibattito relativo all‘approvazione di una legge contro l‘omofobia [3]. Tuttavia, l‘omofobia non riguarda esclusivamente le aggres-sioni fisiche ma anche le offese verbali e i discorsi d‘incitamento all‘odio (si veda la direttiva della Commissione Europea, 2006) [4]. Gli insulti verso gli omosessuali sono estremamente frequenti nella nostra società e sembrano es-sere la principale e più semplice modalità attraverso cui le persone esplicita-no il loro atteggiamento pregiudiziale [5]. Tra queste offese rientrano anche singoli termini (es. ―frocio‖ e ―culattone‖) che veicolano un atteggiamento negativo verso uno specifico gruppo, e che in Psicologia Sociale vengono de-nominati ―etichette denigratorie‖[6]. Queste parole si contrappongono alle ―etichette categoriali‖, le quali descrivono un determinato gruppo in modo neutro (es. ―gay‖ e ―omosessuale‖).